mercoledì 18 marzo 2015

LA VIA DEI BORGHI.38: La settima fase dei borghi rurali siciliani. L'EREDITA' DELL'ECLS: la Valle del Tumarrano



La Valle del Tumarrano

La valle del Tumarrano sembra occupare un posto privilegiato nelle pianificazioni dell’ERAS; è possibile che essa, in qualche modo, continuasse a risentire delle particolari attenzioni, derivanti dall’essere la sede dell’Azienda Sparacia, di cui era oggetto già dall’epoca dell’Istituto VE III per la bonifica della Sicilia.

Nel 1952 furono progettati quattro borghi di tipo “C”, la cui realizzazione sarebbe dovuta avvenire contestualmente al completamento di Borgo Callea; ed infatti, nella relazione di collaudo è esplicitamente dichiarato come essi fossero stati progettati “per lo sviluppo del Programma di Bonifica e Colonizzazione del Bacino del Tumarrano” con la finalità di “promuovere e sviluppare le opere inerenti alla Riforma Agraria in Sicilia con l’impulso attivo della colonizzazione delle terre di quella zona”. Quindi, analogamente a quanto accadde per borgo Bruca, la loro pianificazione non fu volta ad offrire servizi ad assegnatari di lotti compresi in piani di ripartizione, ma a coloro che già risiedevano nella valle. Questo è immediatamente desumibile anche dalla mappa di pianificazione dei borghi: nella valle del Tumarrano, praticamente non sono segnate zone di R.A. Escludendo una minuscola area ad Ovest, all’imbocco della valle, il piano di ripartizione più vicino venne pianificato ad oltre sette chilometri da borgo Callea, tra l’altro in una zona montuosa ed impervia, dove l’assoluta assenza di case coloniche denota la mancata assegnazione dei lotti.

Forse proprio per questo, la loro ubicazione non sembra tenesse in gran conto le circonferenze dei relativi raggi di influenza, nonché la loro intersezione con quella di Borgo Callea. Venne infatti inizialmente pianificato di costruire i quattro borghi nelle contrade Pasquale, Piana della Ficuzza, Cugno Lungo e Montoni Nuovo.




E come nella migliore delle tradizioni ECLS, il Consorzio Valli del Platani e del Tumarrano richiese di variare l’ubicazione di due di essi, quello in contrada Montoni Nuovo e quello in contrada Cugno Lungo; ma solo per il secondo la richiesta venne accolta, con lo spostamento in contrada Soria. Doveva senz’altro esservi un precedente accordo tra Consorzio ed Ente, in quanto la richiesta del Consorzio è datata 28 dicembre 1955, la delibera dell’ERAS con la quale si formalizza la richiesta è del febbraio del 1956, mentre nella mappa del 1 gennaio 1956 borgo Cugno Lungo si trova già localizzato in contrada Soria




Alla data del 1 gennaio 1956, come si vede, tutti e quattro i borghi “C” risultano “in costruzione”.

La data ufficiale di tutti i progetti (compreso il completamento di Borgo Callea) sarebbe il 31 maggio 1952, benché molti documenti (planimetrie comprese) siano contrassegnati da date diverse, successive.

I quattro borghi “C” sarebbero stati basati su soli due progetti, uno per Borgo Pasquale e Borgo Montoni Nuovo




un altro per Piana della Ficuzza e Cugno Lungo




I progetti formalmente furono redatti dai Servizi di Ingegneria dell’Ente; ma sostanzialmente, la firma del progettista di borgo Pasquale è quella dell’ing. Luigi Panico, mentre quella apposta sul progetto relativo a Piana della Ficuzza non è immediatamente decifrabile




Il progetto di Cugno Lungo è privo di firma, ma essendo assolutamente identico a Pasquale ed a Piana della Ficuzza è verosimile che il progettista fosse il medesimo. Lo stesso dovrebbe valere per Montoni Nuovo anche se nel relativo fascicolo, in archivio, non è rimasta alcuna planimetria.

Entrambi i progetti prevedono una chiesa con sacrestia, un’aula scolastica con segreteria ed alloggio per l’insegnante, un ambulatorio medico, ed un alloggio per il custode; essi aderiscono pertanto perfettamente a quanto stabilito nel Decreto Assessoriale nr 295 del 1953 per ciò che riguarda le caratteristiche dei borghi di tipo “C”.

Mentre nel primo progetto l’alloggio per il custode consta di due vani, e l’ambulatorio comprende anche una sala d’aspetto, nel secondo la sala d’aspetto viene sacrificata per realizzare un terzo vano nell’alloggio del custode. Fu questa una delle caratteristiche che condusse il CdA della Cassa per il Mezzogiorno, in data 23 dicembre 1952, a richiedere che fossero eseguite delle variazioni prima di approvare il finanziamento; le altre critiche riguardarono essenzialmente le dimensioni insufficienti dell’aula scolastica, e l’esistenza di una segreteria della scuola.

Da un certo punto di vista, una certa approssimazione nelle pianificazione e progettazione, attribuibile al fatto che i borghi non erano stati pensati in funzione di ben definite zone di riforma agraria e conseguentemente ad un numero preciso di famiglie di assegnatari, risulta evidente. Delle ubicazioni, che non tenevano in alcun conto la sovrapposizione dei raggi di influenza, si è parlato più sopra. Ma anche la progettazione degli edifici appariva in qualche modo poco razionale, mancando precisi riferimenti riguardo ai servizi che sarebbero stati chiamati a svolgere. Era essenzialmente quest’ultimo aspetto a venire rilevato nel dicembre del 1952 dal CdA della CASMEZ, il quale muoveva tali appunti:

Mancando gli elementi relativi alla quantità della popolazione che graviterà sul borgo, è difficile giudicare sulla sufficienza o meno dei servizi previsti.

Comunque giudicando dall’ampiezza della Scuola capace di circa 40 alunni (48 mq.) risulta assolutamente insufficiente lo spazio dell’aula.

Sono assegnate dimensioni esuberanti alla sala da pranzo del custode del borgo mentre non risulta previsto un alloggio per il sacerdote. Egualmente inutili sembrano la Segreteria della scuola e lo studio per l’insegnante, tutte funzioni che possono essere riservate all’aula nelle ore dopo le lezioni. Si ritiene invece estremamente utile, anche in un borgo minimo come quello in esame, la costruzione di un piccolo gruppo di impianti igienici, docce o bagni per sopperire alle immancabili deficienze degli impianti delle singole abitazioni


Abbastanza stranamente, le critiche avanzate dal CdA della Cassa per il Mezzogiorno riguardarono il borgo di Cugno Lungo, ma non il “gemello” di Piana della Ficuzza; è possibile che anche questo abbia contribuito al ritardo dell’inizio dei lavori a Cugno Lungo che alla fine si risolvette nella mancata realizzazione del borgo.

Sebbene i servizi e la superficie dei relativi vani siano paragonabili per i due progetti, gli edifici, dal punto di vista estetico, risultano abbastanza dissimili. Ciò è soprattutto in relazione al fatto che il progetto comune a borgo Pasquale e borgo Montoni Nuovo prevede la costruzione di due fabbricati separati uniti da un portico e l’insieme chiude su tre lati un’ampia corte, che avrebbe dovuto essere adibita a villetta




L’altro progetto,invece, si basa sulla realizzazione di un unico edificio che racchiude un piccolo cortile interno, su un principio per molti versi simile a quello di borgo Fiumefreddo




Gli edifici di Cugno Lungo




e Montoni Nuovo sarebbero stati assolutamente identici.

Le fondazioni dei borghi sono in parte in calcestruzzo di cemento ed in parte in muratura di pietrame calcareo e malta. La muratura in elevazione è in pietrame calcareo e malta, mentre i portici e parte degli absidi sono in muratura di mattoni pieni; i solai sono in laterocemento




I lavori vennero concessi all’Ente in data 24 maggio 1953 per un totale di £ 178202000 (di cui £ 25544000 per Pasquale, £ 25544000 per Montoni Nuovo, £31638373 per Cugno Lungo, £25704000 per Piana della Ficuzza) , e finanziati dalla Cassa per il Mezzogiorno per £155926750, e cioè per l’87,5% della cifra




il 12,5% infatti, conformemente al disposto dell’art. 7 del RD 215 del 1933 (“Nuove norme per la bonifica integrale”) sarebbe rimasto di competenza privata, dell’ERAS nel caso specifico. Ciò costituisce un’ulteriore dimostrazione, semmai ve ne fosse la necessità, del fatto che i borghi ERAS venivano costruiti in applicazione del RD del 1933




come sostenuto dalla Corte dei Conti, e non in applicazione alla legge nr 1 del 1940.

I lavori vennero affidati all’impresa Goffredo Fabrizi di Roma con sede all’Aquila, con contratto del 16 gennaio 1954. L’appalto comprendeva l’ultimazione di Borgo Callea, e la costruzione dei quattro borghi di tipo C; la consegna dei lavori relativi a questi ultimi avvenne il 30 marzo 1954.

Il terreno su cui sarebbe sorto borgo Pasquale fu espropriato a “Vaccaro Agostino fu Andrea”, mentre quelli per Piana della Ficuzza alla ditta “Giudice Giuseppina fu Giuseppe”; pare invece che decreti per Cugno Lungo e Montoni Nuovo non ne siano mai stati emessi, neanche per occupazione temporanee.

L’impresa Fabrizi diede inizio ai lavori dei borghi nelle contrade Pasquale e Piana della Ficuzza, ma non di quelli in contrada Cugno Lungo e Montoni Nuovo. Il motivo principale fu una richiesta di variazione dell’ubicazione di questi ultimi, richiesta che fu accolta per Cugno Lungo ma non per Montoni Nuovo. La nuova ubicazione di Cugno Lungo sarebbe stata contrada Soria, a SudOvest di Borgo Callea (e quindi da tutt’altra parte rispetto all’originaria pianificazione).

Mentre i borghi di contrada Pasquale




e Piana della Ficuzza




sorgono a pochi metri dalla carrabile, non così sarebbe stato per Montoni Nuovo e Cugno Lungo, sia nel caso in cui fosse stata mantenuta l’ubicazione originale, sia nel caso in cui fosse stata accolta la richiesta relativa a quella nuova.

Pertanto, per questi ultimi, si sarebbero comunque dovute realizzare le relative strade di accesso. La costruzione di dette strade, però, non venne appaltata all’impresa Fabrizi dall’ERAS bensì dal Consorzio Valli del Tumarrano e del Platani. La costruzione delle strade non ebbe inizio, non è chiaro se per un ritardo nell’appalto, per le questioni relative alle variazioni nel progetto e nelle ubicazioni, o per negligenza dell’impresa; e questo avrebbe ritardato l’inizio dei lavori.

Guardando la corografia, è difficile credere che il mancato inizio dei lavori possa essere attribuibile a questioni di viabilità, almeno per ciò che riguarda Montoni Nuovo. Sulla corografia, infatti, redatta prima della costruzione, sono già presenti le strade di bonifica che avrebbero consentito all’impresa di accedere ai siti designati; forse, una tale difficoltà sarebbe potuta insorgere unicamente per la nuova ubicazione di Cugno Lungo, in contrada Soria.
Qualunque sia stata la causa, nel maggio del 1954, prima di dare inizio alla costruzione delle strade di accesso l’impresa Fabrizi interruppe, immotivatamente i lavori di Borgo Callea, e nel dicembre successivo anche quelli a Piana della Ficuzza ed in contrada Pasquale, trattenendo indebitamente anche quanto era stato corrisposto a titolo di anticipo, e restando quindi debitrice nei confronti dell’Ente per £ 9438000; quindi mentre il rustico di Contrada Pasquale venne ultimato, e quello di Piana della Ficuzza realizzato a meno delle coperture, la costruzione degli altri due borghi non venne mai nemmeno iniziata. In seguito a ciò, l’Ente inviò una comunicazione all’impresa individuando nel 20 settembre 1956 il termine perentorio per l’ultimazione dei lavori. Due anni più tardi, nel dicembre del 1958, in assenza di qualunque riscontro da parte dell’Impresa Fabrizi, l’ERAS decise di verificare quale fosse lo stato finale dei lavori al momento dell’abbandono, e di procedere al collaudo. Era già stata ventilata, nel luglio precedente, l’ipotesi di appaltare il completamento dei lavori e la costruzione dei due borghi “mancanti” all’Impresa Impellitteri, ma l’iniziativa non ebbe un seguito. Venne pertanto portato a termine il lavoro su borgo Callea, che doveva solo essere rifinito, mentre i borghi di contrada Pasquale e Piana della FIcuzza vennero lasciati com’erano.

Anzi, non esattamente.

In fase di collaudo dei lavori eseguiti, dopo aver verificato come essi fossero stati eseguiti a regola d’arte, l’edificio di Piana della Ficuzza venne parzialmente demolito, ritenendo che le parti prive di copertura potessero deteriorarsi rapidamente rendendo instabili, e quindi pericolose, le strutture murarie. Lo stato in cui versa adesso il borgo




non è quindi dovuto all’azione del tempo ed all’assenza di manutenzione, ma a ciò che avvenne in fase di collaudo. E’ questo il motivo per il quale la costruzione è ridotta ad un rudere nel quale è difficile ormai riconoscere le linee del progetto originario




Borgo Pasquale, invece, fu completato “fino al rustico”, come definito nel verbale di collaudo, e vennero intonacate le pareti interne degli alloggi




ma il risultato finale




sembra ancora esteticamente lontano da quello che avrebbe dovuto nelle intenzioni del progettista




anche se, come vedremo nel prossimo post, l’ing. Panico avrà comunque modo, in un certo senso, di “rifarsi”.

Nel rispetto delle migliori tradizioni ECLS/ERAS, con riferimento al progetto originale




anche il fabbricato di borgo Pasquale fu spostato di circa 350 metri verso NordOvest, e ne fu variata l’orientazione




Per ambedue i borghi l’approvvigionamento idrico doveva probabilmente già essere stato garantito; furono infatti costruiti gli abbeveratoi, e quello di Piana della Ficuzza è ancora servito dall’impianto




diversamente a quanto accade a quello di Pasquale




Gli abbeveratoi della valle del Tumarrano sono quasi tutti uguali, copie di quello presente a borgo Callea; fa eccezione quello di Piana della Ficuzza, nel quale è anche compresa la vasca per abbeverare gli ovini




Nessuno dei due edifici è mai stato ceduto al comune di Cammarata. Il fatto che sia documentata nel verbale di collaudo la demolizione di parte del fabbricato è verosimilmente il motivo per cui l’iter per la cessione della costruzione di Piana della Ficuzza non ha mai nemmeno avuto inizio. Risulta invece compreso nell’elenco delle cessioni il borgo di contrada Pasquale, sebbene la cessione non sia mai stata formalizzata. Né mai potrà esserlo, in considerazione dello stato in cui versa il fabbricato, e dell’involuzione cui è sottoposto per l’assenza di manutenzione




Attualmente la conservazione del fabbricato è affidata alla clemenza degli elementi e del tempo, i quali, nel bene e nel male, hanno comunque fatto la loro parte




Quello che prima era quindi un edificio completo “fino al rustico”, oggi è un fabbricato danneggiato e pericolante




Da un documento del 1958 l’edificio di Borgo Pasquale risultava adibito a ricovero per animali; e cinquantacinque anni più tardi, come può desumersi dallo strato grigiastro che giace sul pavimento di quella che sarebbe stata la chiesa




la condizione non è cambiata. Anche questa è pubblica utilità; se non per altri, per le pecore, almeno.

I due borghi non completati compaiono nell’elenco presente su Wikipedia come fondati tra il 1941 ed il 1943. Sebbene più volte si sia sottolineata quanto siano campati in aria il contenuto dell’elenco e le relative date, nel caso specifico questa costituisce una palese manifestazione dell’Errore.

Gli abitanti del luogo sono convinti che le due costruzioni siano state realizzate “da Mussolini”; questo in particolare mi è stato riferito da tutti quelli, di qualunque età, che abitano ancora la collinetta in contrada Pasquale ove si trova la chiesa diroccata costruita nel 1931. Nel relativo post avevo ipotizzato che l’Istituto VEIII avesse potuto pianificare un’eliminazione del locale nucleo abitativo, in applicazione dei principi propugnati da Mangano, ma prima che ciò potesse avere luogo la gestione locale passò all’ECLS che vi iniziò borgo Callea; questo poi venne terminato dall’ERAS, che costruì anche i fabbricati oggetto del presente post. Gli agricoltori della valle del Tumarrano sono passati attraverso una guerra, due regimi di governo e tre enti di gestione senza accorgersi delle differenze; per loro, le iniziative riguardo all’agricoltura locale restano sempre e solo “di Mussolini”.

Non solo molti abitanti del luogo sono convinti che i due edifici siano stati realizzati dal regime; ma Borgo Pasquale è stato addirittura oggetto di esercitazione del corso di uno degli insegnamenti universitari tenuti presso il polo di Agrigento; e ciò in quanto la costruzione dell’edificio veniva fatta risalire al 1942. Quindi, nel presente caso l’Errore di Wikipedia sarebbe un “peccato veniale”, se persino negli ambienti accademici la datazione era riferita al ventennio fascista.

Ma, fascista o meno, la questione relativa a borgo Pasquale è, a mio modo di vedere, un’altra. Sebbene Piana della Ficuzza sia un luogo relativamente fuori mano, borgo Pasquale si trova a meno di venti metri dal ciglio della SP 26, ed a prescindere dalla reale epoca di realizzazione costituisce uno degli elementi più suggestivi, e surreali, della Valle del Tumarrano. Anche solo questo, dovrebbe essere sufficiente a costituire un motivo per evitarne il completo disfacimento.