sabato 28 aprile 2007

LA DEFINITIVA SCOMPARSA DEGLI ULTIMI RESIDUI DEL CONCETTO DI "GIUSTIZIA" ovvero la condanna di Annamaria Franzoni

E' colpevole Annamaria Franzoni?
Ha un senso porsi questa domanda?
L'unico senso può essere dato dal fatto che la magistratura in Italia ha eliminato anche gli ultimi residui del concetto di giustizia.

Viste le risultanze delle indagini e le motivazioni addotte, anche il solo chiedersi se la madre di Samuele sia colpevole è un nonsenso logico.

In assenza di ammissione di colpa o di prove schiaccianti, servirebbero almeno tre elementi concordanti: il movente, l'arma e l'occasione.

Dei tre, solo l'occasione è valida per la signora Franzoni. Come è valida per chiunque altro potesse trovarsi da quelle parti a quell'ora.

Leggendo il testo dell'ordinanza di custodia cautelare del marzo 2002, sembrerebbe che uno dei motivi principali per escludere la colpevolezza di altri sarebbe costituita proprio dalla mancanza di movente.

Ma, ragionamo un momento. Un genitore responsabile e sano di mente (come è stata riconosciuta Annamaria Franzoni) cerca di proteggere la prole da aggressioni esterne. Se nessun altro aveva il movente per uccidere il bambino, a maggior ragione non lo aveva la madre.

L'arma del delitto, finora, non si trova.

Se ne deduce che in simili condizioni, l'ultima persona che dovrebbe venire imputata del delitto è proprio la signora Franzoni.

D'altra parte, chi ha ucciso i figli in preda ad un folle istinto, non resiste più di qualche giorno prima di confessare. Annamaria Franzoni invece resiste per anni. Prende in giro tutti i familiari che l'appoggiano incondizionatamente. Ipnotizza persino il marito che difende a spada tratta l'assassina di suo figlio. Una tale determinazione presuppone un movente fortissimo che, sottolineamo ancora una volta, la Franzoni è l'ultima persona al mondo ad avere.

Solo i magistrati, furbi, non si fanno prendere in giro. E tirano fuori delle articolate motivazioni della loro furbizia.

E' molto istruttivo leggere il testo della succitata ordinanza, perchè consente di comprendere meglio quali siano le basi della formulazione delle accuse. Gran parte della ricostruzione si basa sulle dichiarazioni della stessa Franzoni. Che a volte vengono recepite integralmente, altre invece vengono considerate false. Abbastanza ovviamente, la scelta riguardo a quali considerare vere e quali false viene effettuata sulla base del risultato pratico. Se Annamaria Franzoni ha rilasciato in tempi diverse dichiarazioni diverse riguardo alla stessa circostanza, è vera quella che la incastra e falsa quella che la scagiona.

Annamaria Franzoni non si è trovata nell'impossibilità materiale di commettere il delitto. Ma questo vale anche per migliaia di altre persone. Il problema è che tra queste migliaia si è scelto proprio lei, che non aveva alcun motivo plausibile per commetterlo, senza alcun motivo vero.

Quello che si rileva è solo un'incapacità di ricostruire senza ombra di dubbio i fatti di quel giorno. Questa incapacità può essere oggettiva (cioè, nessuno sarebbe mai stato in grado di farlo per oggettiva impossibilità) o soggettiva (cioè, gli investigatori ed i magistrati non sono stati capaci di farlo per personale incapacità). Comunque stiano le cose, si è deciso di far pagare tale incapacità ad Annamaria Franzoni con sedici anni di carcere.

Ah, dimenticavo...il bastardo che nel 2004 uccise, con suo figlio, un padre di famiglia a Palermo, colpendolo vilmente mentre era seduto dentro l'auto, è a piede libero...

lunedì 23 aprile 2007

OPERE DI INGEGNO 3: guida alle false Gibson cinesi

Una delle motivazioni che Gibson adduce, più o meno sinceramente, a motivo della sua guerra alle chitarre "contraffatte" è il fatto di ritenere che esse siano realmente usate come chitarre contraffatte, e cioè spacciate per vere e vendute come tali.
Questo è sicuramente successo in passato più di una volta; ma i colpevoli non erano mai i cinesi, bensì occidentali (di solito, ma non sempre, americani) che importavano le chitarre dalla Cina e le rivendevano come autentiche. I più "onesti" affermavano, al massimo, di non sapere con certezza che la chitarra fosse autentica.
Gibson ha sempre sostenuto che ciò accadeva perchè qualcuno si era fatto infinocchiare dai cinesi e provava a fare lo stesso per non perdere i soldi.
Personalmente, fino a poco tempo fa, non avevo mai avuto alcuna evidenza diretta che i cinesi spacciassero le loro copie per autentiche.
Era accaduto, in effetti, che ad una domanda diretta sull'autenticità della chitarra qualche venditore rispondesse affermativamente; ma questa non è disonestà.
Quando ero bambino, mia nonna mi comprava spesso dei piccoli giocattolini di plastica venduti da un ambulante ("il vecchietto"); tra di essi vi era una minuscola damigiana contenente un liquido colorato (acqua zucchero ed un colorante). Quando domandavo al vecchietto cosa fosse quel liquido egli rispondeva "liquore". La domanda era puerile, ma io ero un bambino, ed era giusto che facessi domande puerili; la risposta, d'altra parte, era quella giusta da dare ad un bambino. Certamente, non avrebbe mai risposto così a mia nonna.
Chiedere se sia autentica una Gibson venduta duecento dollari è una domanda puerile; pertanto, merita la risposta che verrebbe data ad un bambino.
Tuttavia, da qualche tempo hanno fatto la loro comparsa su eBay inserzioni di rivenditori cinesi che vendevano Gibson asserendo che fossero "nuove ed originali"..
Questo è fastidioso.
Sia su eBay, sia su vari forum, sono comparse delle "guide" che consentissero di riconoscere false Gibson. Tra di esse ve ne è una di un rivenditore americano, che denigra le chitarre cinesi, ma che vende chitarre costruite in Cina. E anche questo è fastidioso. Il dettaglio sul quale questo rivenditore (e non solo lui) si sofferma è la presenza di un truss rod cover tenuto da tre viti; gli altri elementi che consentirebbero di riconoscere il falso sarebbero relativi alla forma dell'inserzione, ai prezzi di spedizione, etc.
Vi è stata una polemica riguardo all'opportunità di scrivere simili guide in quanto esse indicherebbero ai cinesi come correggere gli errori; non so quanto ciò possa essere vero, ma di fatto i truss rod cover a tre viti sono divenuti rari.
Focalizzerò l'attenzione sui dettagli delle false Gibson Les Paul Supreme. La Les Paul Supreme sarebbe una chitarra difficile da imitare nei particolari e quindi riconoscibile. D'altra parte essa ha la particolarità di non presentare coperchi per l'elettronica nella parte posteriore del corpo e questo, quando riprodotto in una copia, colpisce particolarmente l'osservatore.
Vorrei spendere qualche parola su questa caratteristica. La motivazione dell'esistenza della Les Paul Supreme è proprio questa. Gibson voleva costruire una chitarra che oltre ad avere un "carved top" fiammato, avesse anche un "carved back". Quindi la motivazione era esclusivamente estetica. Per raggiungere questo scopo era evidentemente necessario eliminare i coperchi dei vani potenziometri e commutatore. Di conseguenza, l'assemblaggio dell'elettronica doveva avvenire per altre vie. Le uniche possibili erano il foro della boccola del jack ed i vani pickup; l'elettronica doveva venire assemblata all'esterno e poi inserita. Questo era estremamente disagevole da condurre attraverso un foro per la boccola di dimensioni usuali, e si rese necessario allargare il foro e renderlo rettangolare, e di dimensioni tali da consentire l'inserimento dei potenziometri; quindi le dimensioni del foro furono scelte in maniera che la diagonale di esso misurasse quanto la lunghezza di un potenziometro. Per consentire quindi un foro di dimensioni adeguate lo spessore del corpo venne incrementato; un corpo pieno di tali dimensioni avrebbe avuto un peso eccessivo, per cui esso fu alleggerito tramite due ampie cavità. Queste non sono quindi "camere tonali" presenti per scelta progettuale, ma costituirono una soluzione obbligata allo scopo di mantenere accettabile il peso. Il risultato fu una chitarra sorprendentemente leggera (per una solid body) in rapporto alle dimensioni, che venne presentata nel gennaio del 2003.
Tutto quanto fin qui descritto ha quattro importanti implicazioni:

1) la Les Paul Supreme ha uno spessore del corpo maggiore di quello delle altre Les Paul

2) la Les Paul Supreme pesa circa 4 Kg

3) la piastra della boccola del jack è diversa da quella delle altre Les Paul

4) i numeri di serie ad otto cifre devono necessariamente cominciare con uno "0" e la quarta cifra non può essere inferiore a "3"



Adesso vediamo quali sono i particolari, rilevabili in fotografia, che sono tipici della Les Paul Supreme e che spesso vengono riprodotti in maniera errata sulle copie.
1) del truss rod cover fissato da tre viti si è già detto. Non sono mai state commercializzate Les Paul (o SG, o ES, etc.) con truss rod cover con tre viti



da qualche tempo la maggior parte dei falsi è equipaggiata con truss rod cover fissato da due viti, ma ancora se ne vedono molti con tre viti.


2) le meccaniche della Les Paul Supreme sono Grover keystone (quelle a forma di tulipano) e non le Grover Kidney




3) le manopole dei potenziometri sono Speedknobs Gold, non nere, ed il pomellino del commutatore è bianco



4) i ring dei pickup sono neri, mai bainchi




Quanto fin qui elencato sono le caratteristiche più grossolane nel campo dei possibili errori, che non sempre vengono commessi. Vi sono altre caratteristiche che sembra non vengano mai rispettate.
5) le viti dei ring dei pickup sono sempre nere. Finora quelle delle copie cinesi sono state invariabilmente dorate

6) i fret sono dorati. Non ho mai visto copie cinesi che riproducano questa caratteristica.



7) il ponte della Supreme orignale è un Tune-o-matic tipo Nashville, e cioè largo, e sostenuto da thumbwheel ( viti sottili con una larga rondella zigrinata). Le chitarre cinesi usano ponti tipo ABR-1, più stretti e sostenuti da viti più larghe, con testa scanalata







8) il logo della Supreme rappresenta il globo terrestre cinto da uno striscione con la scritta "Supreme"; al di sotto di esso si riconoscono l'America e parti di Africa ed Europa. I cinesi non l'anno capito, e fanno una palla iridescente

9) le inclinazioni relative della scritta "Gibson" e dello striscione sono errate
10) la scritta "Supreme" sullo striscione sembra eseguita da un bambino di prima elementare




In realtà i punti 8) 9) e 10) sembrano dipendere dal fatto che il marchio sulla paletta è in realtà un adesivo verniciato
11) il binding frontale sul corpo della Supreme è a sette strati; le copie cinesi non ne hanno mai più di quattro



è difficile che sulle foto per la vendita possano distinguersi gli strati del binding, ma il risultato "macroscopico" sull'originale è comunque un binding molto largo e bianchissimo, che salta all'occhio e non viene riprodotto sulle copie cinesi

12) lo spessore del corpo è minore è la piastra del jack è diversa
anche per questo, sulle foto pubblicitarie non vi possono essere punti di riferimento per misurazioni, ma l'effetto globale è evidente
13) del numero di serie si è già detto; in più esso viene inciso in posizione errata (lettere troppo strette, scritta "made in USA" troppo in alto rispetto alle meccaniche)






Un'ultima cosa che può aiutare è il colore dell'imbottitura della custodia rigida; quella originale era nera negli anni 2003-2004, indi divenne bianca.
Se dalle immagini mostrate dal venditore non si evince con sicurezza la caratteristica di qualche dettaglio, è opportuno chiedere delle fotografie "mirate"; sempre tenendo presente che è più saggio rischiare di perdere un affare più di quanto non sia rischiare di perdere i soldi

giovedì 19 aprile 2007

OPERE DI INGEGNO 2

Le riflessioni di qualche giorno addietro hanno importanti implicazioni. La prima delle quali è: non esiste una legge "naturale" in base alla quale possa stabilirsi la proprietà intellettuale. Non esiste alcun criterio oggettivo. Esistono delle leggi che non sono affatto oggettive, ma danno la forte impressione di esse state pensate per motivi ben definiti, e cioè per perseguire il plagio (non la riproduzione) di opere musicali e letterarie, e di essere state "patchate" alla bell'e meglio per adattarsi agli interessi di qualcuno (per Microsoft è ormai prassi consolidata in quanto Microsoft vive di patch almeno dai tempi di Windows 95).

Quando la presenza, all'interno di una nazione, di questo qualcuno non è fondamentale o determinante, l'andamento "naturale" vuole che non esista una legge che lo protegge, o se esiste, i controlli sono tutt'altro che rigorosi. E questo è uno dei motivi del fatto che la Cina è la capitale mondiale dei falsi.

Qual è il modo di ovviare a questo problema? Evidentemente, far divenire determinante la presenza dei "qualcuno" anche in Cina. Esistono fondamentalmente due modi per ottenere questo scopo. Il primo è quello di far acquisire potere, economico e politico, ai qualcuno, cosicchè possano pilotare l'operato dei governi, come avviene in Occidente.

Il secondo è, molto semplicemente, "fare amicizia". I capi di governo o i loro delegati si recano periodicamente in Cina, si fanno fotografare mentre stringono la mano per un'ora e mezza a Hu Jintao, parlano di investimenti, di accordi e di mercato internazionale. Spiegano che vi sono diversi interessi economici comuni, e che, all'infuori di qualche dettaglio senza importanza inerente ai diritti umani, Cina e Occidente sono simili ed hanno gli stessi interessi. Economici. Così quando qualche governo riceve lamentele da parte di qualcuno riguardo alla concorrenza dei "contraffattori cinesi", effettua una telefonatina dicendo: "Ma come, siamo amici e voi ci rovinate il lavoro interno?". E le autorità cinesi distruggono la merce "contraffatta".

Riflettiamo un momento: se alla differenza di prezzo corrispondesse una reale differenza di qualità, il proprietario del marchio contraffatto sarebbe ben lieto di come si mettono le cose: la cattiva qualità dei prodotti a basso costo sarebbe la dimostrazione inequivocabile che il costo dell'"originale" è pienamente giustificato. Ma se il proprietario vende marchi e non oggetti, la contraffazione del marchio diviene una concorrenza temibile. Quindi, il motivo di tutto questo accanimento risulta chiaro: è la concorrenza nel libero mercato. I produttori occidentali possono seguire tre strade. La prima è quella di offrire prodotti di vera qualità al prezzo attuale; ovviamente guadagnerebbero meno. La seconda è quella di abbassare i prezzi mantenendo gli standard attuali, anche in questo caso guadagnerebbero meno. La terza è eliminare la concorrenza facendo pressioni a livello governativo, e guadagnando lo stesso di adesso (e cioè tantissimo). Abbastanza ovviamente, scelgono la terza strada.

La cosa ridicola è la maniera in cui lo giustificano. Le giustificazioni che adducono sono essenzialmente due. La prima è che la concorrenza cinese porta fatalmente alla chiusura delle fabbriche con incremento della disoccupazione. La seconda è che le condizioni lavorative dei cinesi sono tali per cui si configura una violazione continuativa dei diritti umani.

Dal punto di vista logico, il discorso è ineccepibile. Dal punto di vista pratico lo sarebbe pure. Se i produttori occidentali non facessero produrre le loro merci in Cina. Quindi, la differenza tra gli sfruttatori cinesi e quelli occidentali è solo che i primi, almeno, non sono ipocriti.

Ora, vediamo un pò come funziona. Per la legge italiana (e credo per tutta l'Europa) l'origine di un prodotto può essere dichiarata relativamente all'ultima lavorazione che ha determinato una differenza sostanziale sul prodotto finito. Detto così sembra complicato. Un esempio lo chiarisce meglio. Ammettiamo che io sia un fabbricante di scarpe. Se faccio produrre le scarpe in Cina, e poi in Italia stampo solo un marchio, commetto un illecito, perchè le scarpe sono state prodotte in Cina, e quindi il loro ingresso in Italia è un'importazione. Però, una scarpa con la tomaia scucita è inusabile. Allora, se io faccio produrre in Cina le scarpe per intero, ma non faccio cucire la tomaia, porto le scarpe dalla Cina in Italia e faccio eseguire le cuciture, ho eseguito sulle scarpe una lavorazione che ha determinato una sostanziale differenza. Ora possono essere indossate. Ed io posso legalmente stampare sulla scarpa "Fabbricata in Italia".

Ciò che avviene in pratica è che io, industriale occidentale, commissiono all'industria cinese 40 000 scarpe con la tomaia scucita. I cinesi ne fabbricano 100 000. Indi, invio un addetto al controllo di qualità in Cina che effettua i controlli a campione sui vari lotti di produzione, sceglie i migliori e mi fa avere 40 000 scarpe con la tomaia scucita. Poichè i controlli sono fatti a campione è meno probabile che vi siano scarpe difettate tra le mie che non tra le 60 000 rimaste in Cina; ma questo non vuol dire che le mie saranno tutte perfette e le 60 000 rimaste ai cinesi facciano tutte schifo. La differenza è solo probabilistica. Qui in Italia io eseguo 40 000 cuciture, appiccico "Made in Italy" e vendo un paio di scarpe 250 euro. I cinesi eseguono 60 000 cuciture, portano le (stesse) scarpe in Italia come prodotto di importazione "Made in China" e le vendono 25 euro. Ok?

Sicuramente non tutti i prodotti sono di qualità pari a quella occidentale, ma la differenza di prezzo è tanto abissale da non poter in alcun modo rispecchiare una differenza di qualità

Ho comprato un binocolo cinese 12x70, per la cifra di...15 euro! Certamente non è uno Zeiss, e vi è un abisso tra uno Zeiss ed il binocolo che ho comprato; ma uno Zeiss costerebbe almeno cento volte tanto. Per 15 euro, alla Zeiss al più mi rivolgono la parola. Fa realmente differenza se sul binocolo c'è scritto "Zeiss" o "Nikula"?

Un altra categoria di oggetti di cui ho avuto esperienza personale sono le chitarre "contraffatte" e segnatamente le Gibson; riguardo a queste ultime, la polemica dilaga.Le chitarre cinesi con il marchio Gibson sono (e non sempre) tanto belline a vedersi, costruite con ottimi legni e ben rifinite. Ma non sono chitarre. Sono pezzi di legno ben rifiniti. Poichè però per le chitarre non ci si rivolge ai mobilieri bensì ai liutai, la cosa avrà il suo significato. Per rendere suonabile una "Gibson" cinese occorre spendere un altro pò di tempo e di denaro. Alla fine del percorso, però non ci sarà comunque una vera Gibson, ma solo una chitarrina che fa la sua figura.

Ho scritto alla Gibson dicendo che per loro questa è un'ottima pubblicità, la prova tangibile che solo Gibson è in grado di costruire una Gibson, e che il prezzo è giustificato. Mi hanno risposto con una serie di frasi fatte, dicendo che la politica Gibson è quella di assumere una posizione ferma e decisa nei confronti dei contraffattori, etc.

Una cosa sgradevole che recentemente ha cominciato a verificarsi con le Gibson è che qualcuno ha cominciato a venderle come prodotti realmente contraffatte, e cioè cercando di spacciarle per vere.

Ma di questo parlerò un'altra volta

martedì 17 aprile 2007

OPERE D'INGEGNO 1

L'altro ieri sera, i principali telegiornali nazionali hanno più o meno diffusamente parlato del fatto che nell'ambito dell'Unione Europea, l'Italia è al primo posto per produzione e consumo di merci contraffatte.Questa è stata l'occasione per introdurre un'altra notizia, e cioè quella della distruzione in Cina di migliaia di CD e di libri contraffatti. Una simile presa di posizione da parte delle autorità cinesi sarebbe conseguente al fatto che la Cina è stata "rimproverata" di essere per il mondo intero ciò che l'Italia è per l'Unione Europea: il centro della contraffazione.


Già, ma cos'è la contraffazione? Non riuscivo a comprendere diversi aspetti della vicenda. Ero confuso.


Così, la prima cosa che ho pensato di fare è stato il cercare sul vocabolario (Zingarelli 2001) il verbo "contraffare". Il secondo significato è "Falsificare" una firma una scrittura un quadro d'autore, una moneta...



Da ciò che riporta il vocabolario sembrerebbe potersi arguire che l'atto della contraffazione è un illecito che porta dei vantaggi al falsificatore e degli svantaggi a colui che riceve ciò che viene falsificato. Se io falsifico un dipinto, delle monete, etc, ho un vantaggio nello spacciarli per veri. Colui che li riceve ha invece uno svantaggio, in quanto ritiene di aver ricevuto un oggetto autentico, di un determinato valore, mentre ne sta in realtà ricevendo uno falso, di valore inferiore.


La mia confusione è allora aumentata. L'affermazione che l'Italia possa essere al primo posto nella produzione di merci contraffatte può essere vera o falsa nei contenuti, ma ha comunque un senso: in Italia opera un grande numero di falsari.


Ma cosa mai vuol dire essere al primo posto nel "consumo"?!? Se chi riceve la merce contraffatta ha uno svantaggio, essere ai primi posti nel consumo di merci contraffatte significa essere i più deficienti d'Europa!


Quindi, secondo i giornalisti, la società italiana è attraversata da una profonda scissura, che la divide in due gruppi dalle caratteristiche assolutamente opposte. Da un lato vi sono abili falsari, primi in Europa nel contraffare le merci, e gran furbi in quanto ugualmente primi nel sistemarle. Dall'altro vi è un branco di idioti che si fa infinocchiare dai primi, consumando allegramente la loro fasulla produzione.


Devo dire onestamente che andando in giro per le strade non mi ero mai accorto dell'esistenza di una simile netta dicotomia. Mi era sembrato che vi fosse uno spettro continuo che spaziasse dai furbi agli stupidi, un altro dagli abili agli imbranati, un terzo dagli onesti ai disonesti. E che queste caratteristiche si intrecciassero abbondantemente dando luogo a tutte le possibili combinazioni. Ed invece, vai a scoprire...


Non ho creduto ai telegiornali. Ho studiato e ristudiato ed alla fine ho scoperto che in realtà i "consumatori" non sono stupidi che si fanno infinocchiare, ma persone che, deliberatamente, decidono di acquistare un oggetto falsificato. In pratica, masochisti, ho pensato. Perchè mai qualcuno dovrebbe acquistare un oggetto falso di sua spontanea volontà, quando può benissimo acquistare l'originale?


Qualcuno mi ha fatto notare che l'idiota sono io, in quanto è vero che si può acquistare l'originale, ma non "benissimo". Che nella fattispecie vuol dire "non allo stesso prezzo". Cioè, il consumatore compra di sua spontanea volontà la merce falsa, ma la paga molto meno che quella vera. Quindi, non è poi così idiota. E il falsario vende la merce falsa, ma non tenta di spacciarla per autentica, e non la vende allo stesso prezzi di quella autentica. Quindi non è poi così disonesto.




Così, finalmente tutto è sembrato tornare a posto, ed ho capito: c'è una forma di "commercio parallelo". Se uno vuole un oggetto di qualità, compra quello più caro. Se ne preferisce uno scadente, spende meno e ne ha uno scadente. Poichè in Italia molti preferiscono l'oggetto scadente, questo è un incentivo per la produzione. Se la domanda cresce, la produzione industriale adegua l'offerta alla domanda. E' una delle forme in cui si manifesta la legge della domanda e dell'offerta, che vige nelle società dei consumi.


Ricomincio a non capire cosa ci sia di tanto strano da doverne parlare nel corso dei telegiornali.
Ma mi hanno spiegato che no, non c'è tutta questa differenza tra l'oggetto autentico e quello contraffatto. Che forse sì, l'oggetto autentico è di qualità lievemente migliore, ma non vi è modo di apprezzare la differenza. Che forse è possibile che un capo di vestiario con su scritto D&G da due tizi il cui cognome comincia per D e per G possa durare dieci anni, mentre un'altro identico a vedersi, ma con D&G scritto da due che magari si chiamano Fumagalli e Macaluso ne durerebbe non più di cinque; però dopo un anno ambedue vanno buttati via comunque, perchè fuori moda.


Allora, è vero che i disonesti ci sono! Però, perchè si parla di disonesti riferendosi a quelli che vendono cose che costano poco, e non a quelli che si fregano un sacco di soldi per roba che dopo un anno verrà comunque gettata via?


Allora, finalmente ho capito! Il problema si chiama "marchio". Cioè, quello che viene venduto come vero o falso non è l'oggetto, è il marchio. Quando si paga per acquistare qualcosa "di marca", il valore dell'oggetto in sé è trascurabile. Se compro un paio di scarpe Nike, il prezzo che pago non è per le scarpe (che dopo sei mesi getterò via comunque), è la scritta "Nike". Mi vengono vendute a caro prezzo quattro lettere. Ed il bello è che il vocabolario me l'aveva anche detto ("una firma, una scrittura..."). E questo perchè, mi hanno spiegato, la cosa importante è l'dea, "l'opera di ingengno"; e non l'oggetto in sè.


Per tutti questi anni io avevo stupidamente creduto che fosse l'oggetto a dare valore al marchio. Pensavo che su una Ferrari ci fosse scritto "Ferrari" non perchè questo la rendesse migliore, ma perchè Enzo Ferrari intendeva solo sottolineare che l'autore di quella meraviglia era lui.


Dopo tanti anni ho capito invece che è il marchio a dare valore all'oggetto. E' possibile che la Nikon faccia fotocamere con le lenti dell'obiettivo in plastica, e che la Zenith faccia obiettivi di qualità eccelsa; però, quando entrerò in negozio per acquistare dirò "vorrei vedere delle Nikon" o "vorrei vedere delle economiche Zenith", e la qualità verrà menzionata solo nell'ambito dei rispettivi marchi.


Adesso, è tutto chiaro. No, mi correggo, quasi tutto. Non mi è chiaro il principio di fondo.
Se un tale che si chiama Louis Vuitton ha avuto l'idea di fabbricare delle borsette con su stampate una V ed una L (cosa che poi non è che sia tutta questa grande idea, ma più che altro una banalità. Si chiama Louis Vuitton e scrive V ed L. Già se avesse scritto, mettiamo H e C sarebbe stato più originale), questa è un'opera di ingegno un'idea originale e va protetta dalla legge. Ma se un altro vede che un tale fabbrica delle borsette vendendole un sacco di soldi solo perchè scrive VL, e si mette a farlo anche lui, non è ingegno anche questo? Non vi pare una buona idea? Perchè è un criminale?